Poesie

Poesie

ISBN: 8811669375

ISBN 13: 9788811669371

Publication Date: 2000

Publisher: Garzanti

Pages: 486

Format: Paperback

Authors: Sandro Penna, Cesare Garboli

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Sandro Penna, a chi glielo chieda, risponde che non scrive più poesie: ne ha scritte tante, e ora basta. Chissà se è vero. Comunque, in quella piccola, deliziosa casbah che è la sua casa romana, dove tra tanti ritagli di giornali e carte spuntano disegni e piccoli oli di Mafai, c'era senz'altro un cassetto, o uno stipo, dove erano nascosti i foglietti di suoi meravigliosi versi che mai hanno visto la luce. Li ha tirati fuori ora, e dice che sono gli ultimi.
Questa raccolta vuole essere, dunque, quella completa: un tutto Penna legato insieme, aureo corpus di un poeta quanto mai prezioso e raro.
E oggi, che possiamo supporre di averli tutti sotto mano, questi magici versi, come penetrarli, cosa raccogliervi? I lettori di Penna cominciarono col sottolinearne la grazia e la dolcezza, il candore o il prodigio. Fecero i nomi dei lirici dell'Antologia Palatina, o di Matisse: ma provarono così di aver subìto impressionisticamente il fascino di una cantabilità ai limiti dell'esprimibile, o quello, chiarissimo, dell'infallibilità della parola.
La cantabilità penniana è un fatto, come un fatto è la sua infallibilità. Ma sono fatti che funzionano da schermo. A superare questo schermo ci hanno provato, con risultati variamente felici, alcuni critici.
Pier Paolo Pasolini è risalito, dall'eros indisciplinato di Penna, a definire un'espeienza autre, poetica e psicologica. Alfredo Giuliani ha parlato di «sdoppiamento»: Penna si guarda vivere «con gli occhi di una ». Cesare Garboli ha visto invece l'ispirazione del poeta muoversi «quasi sempre da un grado zero dì depressione»; «un patema variato su toni che vanno dalla rassegnazione a un gonfio dolore». Sono tre strade che devono portarci appunto oltre la patina conchiusa e dorata dietro cui Penna sembra avvolgersi.
Una sua quartina si apre con parole singolari: «Qui brucio la mia vita». Ecco, per noi Penna è colui che ha affidato ai foglietti sparsi dei suoi versi l'ininterrotta vicenda di una tragedia. Al di là della ferita, al di là del delirio, è rimasta una traccia lieve e impalpabile di cenere: una cenere mobilissima che, forse mossa da un irresistibile magnete, va figurando caleidoscopicamente sagome di vita, ombre, o di attimi felici, di atti di orribile turbamento. Sembrano rimembranze di sogni: «La vita è ricordarsi di un risveglio / triste in un treno all'alba.».
La tragedia sta nell'aver sperimentato l'impossìbilità della vita se non come l'eco di se stessa. E la poesia nasce nel momento in cui di questa tragedia se ne rappresenta l'aspetto più incisivo e segreto: lo stregante ritmo onirico. L'esistenza è tragica perché è ambigua, perché è una droga: ci illude e ci respinge, ci stimola ad assecondarla, — ed è stimolo ben feroce questo, che ci riconduce verso una mai frenata replica del dolore.
Sandro Penna tutto questo ha cantato, nella imperscrutabile lontananza della poesia, in canzoni tra le più alte del Novecento, e il suo canto, limpido e chiaro, ci arriva come alla luce di un tiepido sole in un mattino d'inverno agli sgòccioli. (Enzo Siciliano)

Sandro Penna, nato a Perugia, non si muove di lì fino all'età di ventitré anni, salvo qualche estate al mare e qualche rara fuga, dopo í sedici anni, nella sua città-Mecca Roma, dove poi si stabilirà con la madre. Se pur manchino, nelle sue poesie, riferimenti storici e geografici, il lettore riconoscerà ugualmente i tre luoghi amorosi: Perugia !che è la madre), Roma (che è l'amante), il mare, Trieste, Milano (che sono altrettante avventure).
Di famiglia borghese (il padre commerciante sfortunato; la madre un po' nobile, un po' plebea), non sente fino alla maturità le ristrettezze economiche che poi sí faranno abbastanza vive, più per una sua completa incapacità di adattamento sociale addirittura psicologico) che per reali disavventure. Oggi che il suo carattere sarebbe divenuto più limpido, per conservare una sua libertà (ormai obbligatoria) è ugualmente costretto a molte strane occupazioni.
Ha pubblicato le sue prime poesie nel 1932, presentato da Umberto Saba, che da qualche anno le riceveva manoscritte senza conoscere il poeta di persona. Nel 1939 esce una sua prima raccolta (Poesie, Parenti, Firenze); successivamente la sua bibliografia si completa di altri due volumetti: Appunti (Meridiana, Milano, 1953). e Una strana gioia dí vivere Scheíwiller, Milano, 1956).
Il presente volume raccoglie tutte le poesie di Sandro Penna: l'edizione Garzanti 1957, Croce e Delizia (Longanesi, 1958), più tutti gli inediti ritrovati.